Mini-guida agli stili di yoga

Il nostro nuovo spazio yoga!

Basta fare una rapida ricerca online per rendersi conto che esistono tantissimi tipi di yoga.

Magari vuoi iniziare un corso e ti chiedi “E che ne so quale yoga è giusto per me?” oppure sei un allievo di lunga data e ti domandi se lo yoga che stai praticando “va bene”.

Proviamo a mettere ordine in questa confusione 🙂

Lo yoga che si incontra oggi nelle palestre e nei centri yoga occidentali è, fondamentalmente, UNO, il cosiddetto hatha yoga moderno. Dobbiamo tenere presente che lo stesso termine “yoga” ha rappresentato nel corso del tempo contenuti molto diversi: ciò che era etichettato “yoga” nel tardo Medioevo è molto diverso da quello che era considerato “yoga” nella California degli anni ’70. D’altra parte, è inevitabile che un contenuto culturale vada incontro a dei cambiamenti, anche radicali, e non rimanga cristallizzato in una versione essenzializzata e immutabile.

Ciò che oggi consideriamo yoga è una pratica di tipo posturale nata nell’800 (ti invito a leggere l’interessantissimo “Yoga body” di Mark Singleton, sua tesi di dottorato, in cui ricostruisce le origini dello yoga moderno) che, nel corso del tempo, è andata a configurarsi nei vari stili che conosciamo, Semplificando, possiamo considerarli delle variazioni su tema a cui è stata apposta un’etichetta –un nome nuovo- che non designa niente di particolarmente diverso, ma è funzionale a fini quasi esclusivamente commerciali (come vedremo in seguito).

Facciamo qualche esempio per capire meglio. I cosiddetti vinyasa yoga, yoga flow, anusara yoga, andando al nocciolo, altro non sono che quello che oggi chiamiamo “hatha yoga” svolto in modo un po’ più dinamico e fluido. L’ashtanga yoga è una versione dell’hatha yoga più tonica che utilizza sempre le stesse sequenze. Il bikram yoga è un hatha yoga praticato in una sauna o comunque in un ambiente surriscaldato.
(I link che ti propongo sono degli articoli scritti da me dove ti racconto nel dettaglio le caratteristiche di quel tipo di yoga specifico)
Vinyasa yoga, ashtanga yoga, anusara yoga, yoga flow sono fondamentalmente modi diversi di delineare l’hatha yoga moderno giocando su delle varianti; il punto è queste varianti si sono istituzionalizzate – cioè qualcuno ci ha messo sopra un bollino di paternità (si è definito “fondatore”) con annessi e connessi legali – e eccoci ai mille stili di yoga di oggi.

E perché nel tempo si è andata a costruire un’architettura così complessa?
Dalla mia esperienza, emergono due considerazioni:

 

Ogni etichetta di yoga prevede una scuola di formazione diversa per noi insegnanti, dunque alimenta un giro di corsi di formazione enorme. Non tanto in Italia, ma negli Stati Uniti il denaro mosso da questi ambienti è considerevole. Quindi, se io voglio proporre un corso di anusara yoga, dovrei frequentare una scuola riconosciuta, eventualmente versare delle royalties annuali per l’utilizzo del “marchio”, effettuare corsi di aggiornamento anch’ essi riconosciuti dall’istituzione “anusara yoga”. Insegnerei qualcosa di così diverso dall’hatha yoga moderno? No, insegnerei le stesse posizioni, le stesse tecniche respiratorie; la filosofia alla base sarebbe la stessa. Tu, allievo, svolgeresti a una lezione molto diversa da una lezione di hatha yoga? No, solo una pratica un po’ più dinamica (rispetto alle versioni più statiche dell’hatha yoga). Questo, un po’ semplificando, è valido potenzialmente per ciascuno stile. Non a caso, molti di questi “fondatori” hanno edificato dei veri imperi economici sui loro corsi di formazione divenendo delle star nell’ambiente yoga.

Si gioca sull’equivoco della quantità di offerta: un allievo che legge gli orari di un centro yoga con 15 stili diversi penserà che è una bellissima opportunità avere tutto questo yoga da fare! Poi pian piano si renderà conto che quelle mille varianti sono un gioco di specchi che riflette più o meno sempre la stessa cosa, ma intanto si è iscritto e si è affezionato al luogo e all’insegnante. La sua esperienza yogica tenderà a divenire frammentata perché non seguirà un corso strutturato (magari saltellerà da un tipo di yoga all’altro, casualmente) e potrebbe andare incontro a una bulimia di pratica paradossalmente poco nutriente.

 

Mi aggancio a quest’ultima riflessione per spiegare il motivo per cui io insegno “solo” l’hatha yoga moderno: non ti propongo mille varianti che poi sono più o meno la stessa cosa, ma preferisco offrirti un corso che sia rotondo e creativo. Così, a volte faremo una pratica di tipo flow (più dinamica e fluida, tipo yoga flow, vinyasa yoga), a volte delle pratiche più statiche e lente (etichettate ad esempio col nome di yin yoga o restorative yoga), a volte sceglierò di contaminare la lezione con tocchi un po’ più contemporanei, a volte ti proporrò pratiche più classiche. In questo modo, tra l’altro, hai una visione della disciplina più completa e sfaccettata, hai l’opportunità di svolgere stili che magari non ti sceglieresti e invece sono perfetti per te e puoi raccogliere i benefici delle varie proposte non a caso, ma in base a un percorso coerente e saggio.

Non dimentichiamo che esistono lo yoga della risata, il beer yoga, l’antigravity yoga, lo yoga acrobatico: possono essere carini e divertenti, ma è evidente che ci troviamo di fronte e un utilizzo del termine “yoga” quanto meno confuso 😀

Facciamo le cose semplici, almeno sul tappetino! 😉

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Io sono Sara e sono l’insegnante di yoga.
Ho una laurea in Lingue e Civiltà Orientali, ho conseguito il diploma di insegnante di yoga presso l’Istituto Scienze Umane e sono tornata all’università “da grande” perchè ogni volta che scrivo un articolo mi rendo conto di… quante cose non so 😆

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